Essere interisti: capelli sconsiderati e click nerazzurri

Gregor Samsa una mattina si svegliò e s’accorse di essere diventato uno scarafaggio repellente*.
David Alan Kepesh una mattina si svegliò e s’accorse di essere diventato una mammella enorme**.
Platòn Kovalëv una mattina si svegliò e s’accorse di non avere più il naso***.
Charles Luger era in un taxi a Park Avenue quando avvertì un “click” e la neshama Jiddish esplodergli dentro****.
Nella stagione 1988/89 io oscillavo tra i 4 e i 5 anni, avevo una mamma interista (pure ora), un cugino interista (pure ora) e uno zio interista (non più con noi ma secondo me è ancora interista).
Mio cugino, invece, oscillava tra i 18 e i 19 anni e aveva i capelli lunghi. Mio zio non poteva soffrire d’avere una figlia coi capelli alla Annie Lennox e un figlio coi capelli alla Joey Tempest, sicché si rivolgeva all’erede maschio dicendo “ma non è ora che tagli ‘sti capelli di merda?” ma un po’ perché andavano di moda, un po’ per far dispetto, lui teneva i riccioloni intatti.
In quella stagione, l’Inter giocò contro il Bayern Monaco, Coppa Uefa. L’andata a Monaco fu un trionfo nerazzurro, 2-0 per l’Inter e tranquillità per Milano.
Mio cugino, giovane, superbo e sconsiderato come i suoi capelli, pensò bene di scommettere e disse a suo padre “se perdiamo la partita di ritorno mi taglio i capelli”, forte di un risultato che andava solo amministrato e certo di non correre rischi.
Mio zio sorrise.
Il sorriso della lunga militanza interista.
Il sorriso della consapevolezza che quando si tratta di Inter non esiste “facile”, non esiste “amministrare”, non esiste sicurezza.
Del doman non v’è certezza, quando si parla di Inter poi lasciamo stare, mio zio lo sapeva e accettò la scommessa.
A San Siro, l’Inter prese 3 pere, segnò un gol. Addio Uefa.
Mio zio, lentamente, un po’ platealmente e con una certa seria gravità allungò 10.000 lire al figlio e disse “Annito il barbiere alle 8 apre”.
Andò a dormire trovando così consolazione per una delle tante sconfitte inaspettate, sconvolgenti, prive di senso, logica, motivo, sconsiderate, stronze, brutali cui gli interisti sono abituati: capelli decenti per il figlio e una crudele lezione imparata, marchiata a fuoco nell’anima di scapestrato tifoso nerazzurro che avvertiva la vocazione e l’abbracciava con entusiasmo senza però capire ancora la portata della questione nella sua totalità.
Mio cugino tenne fede al patto, alle otteccinque era dal barbiere Annito, che lo prendeva per culo senza posa, pietà e misericordia. Tagliava e rideva. Rinunciò ai riccioloni, non fece mai più crescere i capelli, non scommise mai più nulla. Specialmente quando si trattava di Inter. Oggi, ha lo stesso sorriso di lunga militanza nerazzurra consapevole e felice che aveva suo padre nel millennovecentottantanove e i capelli rasati.
Io questo episodio me lo ricordo.
Io sapevo di essere interista.
Io non mi sono svegliata una mattina come Gregor Samsa o David Alan Kepesh e ho scoperto di essere interista. No.
Io non mi sono svegliata una mattina come Platòn Kovalëv alla ricerca del mio naso/squadra, ce l’ho sempre avuto, io, il naso interista appiccicato sulla faccia.
Io non ho sentito un “click” dentro come Charles Luger che mi facesse supporre improvvisamente di avere dentro la neshama nerazzurra.
Oserei dire: sono nata interista. Come mia madre, mio zio, mio cugino, ho abbracciato la vocazione che era già presente.
Ho gli occhi castani, i fianchi larghi e sono interista, cose forse arrivate tutte per via genetica, eredità del ramo materno.
So che mio cugino a inizio stagione ottantottottantanove aveva i riccioli lunghi e alla fine della stagione non li aveva più. Però sorrideva in un modo diverso.
L’unico “click” che avverte l’interista è quando, dopo una mazzata sconsiderata come i ricci di un diciottenne e inattesa come incontrare uno scarafaggio parlante, una tetta che ride o un naso trafelato, sorride con salomonica e consapevole compostezza.
Lo imparano tutti, tutti gli interisti, chi prima, chi dopo.
Questione di vocazione abbracciata, di genetica, d’eredità.
Click.
Protagonista de “La Metamorfosi” di Franz Kafka*
Protagonista de “Il Seno” di Philip Roth**
Protagonista de “Il Naso” di Nikolaj Gogol’***
Protagonista de “Il Gilgul di Park Avenue”, uno dei racconti presente nell’opera “Per Alleviare Insopportabili Impulsi” di Nathan Englander***
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