Oggi sabato, 24th Luglio 2021
Elisa Malizia

Di aneddoti, comunicazione, libri e cose.

Tutti Gli Articoli

Quell’incubo chiamato CV

Quell’incubo chiamato CV

L’incubo di ogni disoccupato è il CV. Tolte le incalzanti necessità di vita quotidiana, ovviamente. Chi ha scarse esperienze, non sa come metterle in risalto, chi ne ha molte, non sa cosa mettere in evidenza. Nel tempo, sui social abbiamo pure visto come chi si occupa di risorse umane commenti senza grazia e misericordia i CV che riceve, non solo per il contenuto, ma anche e soprattutto per lo stile. Il font, il formato, le foto allegate. E il disoccupato resta lì, cercando di capire come un font possa fare la differenza tra un’assunzione e un “manco li cani”. Poiché mi pareva argomento di rimarchevole importanza, ho fatto domande tempestose e probabilmente sempliciotte a chi nelle HR ci lavora da tempo e sa cosa evitare accuratamente in un CV. Domande che non erano solo mie curiosità, ma che sono venute spesso fuori parlando con persone che cercano lavoro da tempo e, nonostante i tanti CV inviati, non vengono neanche richiamate.

La deliziosa recruiter che mi ha risposto si chiama Chiara, è stata molto carina e ha risposto a tutto senza insultami.

Partiamo dal formato del CV: europeo, anticronologico, misto, e via dicendo. Qual è davvero il formato più apprezzato da chi si occupa di HR e che lo spinge a leggere tutto?

Una certezza: anticronologico. Per il resto, sentitevi liberi di costruire da soli il vostro cv sulla base del vostro gusto personale e di ciò che volete mettere in evidenza. Non esistono preferenze sul formato, l’importante è renderlo il più possibile chiaro, tramite piccoli ma significativi accorgimenti, come usare i bullet point, essere sintetici e aprire il cv con un breve riepilogo dell’esperienza maturata e/o dell’area aziendale o posizione di interesse, che aiuta la persona che lo legge a dare subito una “destinazione” al profilo.
Ovviamente è importante anche scrivere in modo chiaro, senza per forza dover ricorrere ai pensierini. Tuttavia è indubbio che ognuno abbia il proprio stile e che il lavoro della persona che lo legge sia anche, talvolta, quello di decodificare.

Estensione: word? Pdf? Altro? Aiuto!

Sempre pdf, che dà la certezza che nessuno possa modificare quanto avete scritto, neanche per sbaglio.
Capita che le agenzie per il lavoro lo richiedano esplicitamente in word per poterlo più facilmente inserire nei loro database: per questa ragione fa sempre comodo averne anche uno con l’estensione .docx pronto all’uso.

Font: dando per scontato che comic sans è un esplicito invito a non farsi neanche prendere in considerazione, qual è il giusto font? E grandezza del carattere?

Il font non è importante, basta che sia sobrio; la grandezza del carattere (come d’altronde l’interlinea) può essere un grande alleato per bilanciare vuoti e pieni – visivamente parlando – o per condensare un cv molto lungo. Consiglio quindi di sceglierla facendo un po’ di prove a cv ultimato, per valutare il layout nel suo insieme e capire quale sia il più funzionale. Può essere utile usare una grandezza maggiore o il grassetto per tutto ciò che vogliamo rendere più evidente (job title, nome o settore dell’azienda, certificazioni o pubblicazioni importanti per il vostro lavoro, e così via).

Questione foto del cv: va sempre messa? Tipica fototessera o va bene anche un selfie non cretino?

No, anzi! Niente di male nel metterla, ma non è obbligatoria e soprattutto non è importante nel 99% dei casi. Possiamo usare una fototessera, un selfie discreto, un mezzo busto, va bene tutto, meglio però evitare la corona d’alloro della laurea, l’orecchio tagliato della persona che era accanto a noi nella foto originaria, la figura intera, le foto delle vacanze e quelle con sfondi troppo caotici o colorati.

Veniamo a qualcosa che spiazza quasi tutti: la lettera di presentazione. Allegarla anche quando non richiesta? Quale può essere un tone of voice generico che può andare bene per (quasi) tutti gli annunci? E soprattutto: cosa dobbiamo scrivere in una lettera di presentazione, senza ripetere ciò che poi si leggerà nel cv?

La cosa più importante da ricordare nello scrivere la lettera di presentazione è che non deve essere una versione in prosa del cv: la lettera serve proprio a integrare le informazioni che il selezionatore ha già in mano. Qualche esempio di ciò che possiamo raccontare nella lettera:

– cosa ha reso particolarmente difficile o soddisfacente una certa esperienza;
– i risultati che abbiamo raggiunto in una specifica posizione;
– come abbiamo maturato la decisione di studiare proprio in quella facoltà o scegliere proprio quel lavoro;
– quali sono i nostri obiettivi futuri o quali competenze vorremmo acquisire;
– per quale motivo siamo interessati proprio a quell’azienda, se c’è un motivo in particolare oltre alla necessità di trovare/cambiare lavoro (es. possiamo prendere come spunto i valori dichiarati se li condividiamo, i risultati dell’azienda sul mercato, una loro pubblicità che ci ha colpiti, l’esperienza di qualcuno che ha lavorato nel settore e che è stata d’ispirazione, e così via);
– quali esperienze, anche non lavorative, ci hanno permesso di sviluppare un certo soft skill (es: teamwork per aver praticato uno sport di squadra, flessibilità per aver lavorato su turni a chiamata, etc.);
– quando saremmo disponibili a iniziare un nuovo rapporto di lavoro, indicando eventualmente il periodo di preavviso da dare all’attuale datore;
– l’eventuale disponibilità a trasferte o trasferimenti.

Può essere sempre utile allegarla, anche quando non esplicitamente richiesta, perché può fare la differenza se il cv non ha convinto o se è poco chiaro, basta tenere un template collaudato al quale eventualmente aggiungere o togliere qualcosa. Tuttavia, se si è nella fase in cui si inviano tante candidature ogni giorno, è un processo che richiede tempo: in quel caso, se non è richiesta, probabilmente conviene non farsi rallentare e inviare il solo cv.

Se si è alle prime esperienze e non si ha molto da scrivere, cosa si può aggiungere? Quali skills?

Per chi ha fatto l’università:

– le materie che abbiamo trovato più interessanti;
– project work o lavori di gruppo con altri studenti;
– Erasmus o altro genere di scambi interculturali;
– materia e titolo della tesi, eventuali metodologie di analisi o ricerca usate durante la stesura.

Per tutti:

– corsi di formazione o di aggiornamento, fatti in azienda o su propria iniziativa;
– attività extra lavorative per noi significative (blog, volontariato, partecipazione a concorsi e conferenze);
– competenze informatiche e linguistiche: invece di scrivere solo “inglese B2” possiamo ad esempio spiegare con quale frequenza lo usiamo o l’abbiamo usato, se siamo più forti nella scrittura o nella conversazione, se ci è capitato di usare linguaggi settoriali; allo stesso modo, si può dettagliare il livello di competenza nell’utilizzo di Excel (pivot, cerca verticale), si può specificare in quali occasioni e con quali obiettivi abbiamo creato presentazioni in PowerPoint, e così via.

Allegati: quali corsi o attestati vale davvero la pena di aggiungere?

In linea di massima, sono due i casi in cui vale la pena aggiungere un allegato: viene richiesto esplicitamente nell’annuncio, oppure tra i requisiti si specifica che una determinata conoscenza dovrà essere dimostrata.

Cosa NON fare mai? Cosa non scrivere mai in un cv?

-Mai scrivere quanto si guadagna o quanto si vorrebbe guadagnare: ci sarà tempo e modo di parlarne nel corso della selezione.
– Mai dimenticare di inserire il consenso al trattamento dei dati, aggiornato alle ultime disposizioni del GDPR.
– Non sottovalutare l’efficacia di un buon profilo LinkedIn.
– Sì alla creatività, no al cv arlecchino.

Chiara, grazie. Ora, vai a ruota libera: consigli, considerazioni, suggerimenti?

-Allora, partiamo dal fatto che nessun datore di lavoro può richiedere che sul cv sia indicata la data di nascita, la si può quindi omettere. Tuttavia può essere utile se vi state candidando per una posizione in stage o in apprendistato, perché in quei casi è la legge stessa a stabilire l’età massima oltre la quale il contratto non si può stipulare: va da sé che, se si è entro quei limiti, vale la pena farlo sapere subito a chi leggerà il cv.

– Finito di scrivere il cv, lasciamolo decantare per un po’ e poi rileggiamolo a mente fredda, in maniera il più possibile oggettiva, chiediamoci se davvero quell’elenco di competenze ed esperienze rispecchia chi siamo, cosa abbiamo fatto e cosa vorremmo fare, se in qualità di biglietto da visita ci rende giustizia oppure no. È utile ripetere quest’esercizio più volte nel tempo: quasi sempre troveremo qualcosa da migliorare.

– Non tutti sanno che le aziende, specie quelle più grandi, quando hanno bisogno di coprire una posizione, prima ancora di pubblicare l’annuncio, cercano nel loro database tra le autocandidature. Quindi non desistete se nel sito dell’azienda non trovate posizioni adatte a voi e mandate lo stesso il cv come candidatura spontanea.

– Anche se non siete (più) iscritti all’università, informatevi sui Career Day degli atenei più vicini, mettete su un po’ di faccia tosta e andate agli stand a parlare con i recruiter, che sono lì per incontrare i laureandi e i neolaureati, certo, ma che potrebbero avere interesse anche a conoscere candidati meno junior.

– Il recruiter vive di pane e ricerche booleane: pensate alla ricerca di un candidato come a una qualunque ricerca su Google e regolatevi di conseguenza per inserire nel cv il maggior numero di parole chiave che possano farvi trovare in mezzo a N cv simili tra di loro.

Queste le risposte di Chiara; aggiungo di mio pugno, prendendo spunto dall’immagine di apertura: non mentite, vi sgamano subito.

La Recruiter: Chiara Barone

Nata e cresciuta nella regione che non esiste, vivo a Roma dal 2004, con due parentesi a Londra e Milano.
Ho lavorato per alcuni anni come traduttrice scientifica, poi un amico mi ha prestato un libro che ha segnato l’inizio del mio interesse verso il mondo HR: lì è cominciato il percorso che, dopo Mercedes-Benz, Booking.com e Whirlpool, mi ha portata in EY. In questi anni mi sono occupata non solo di selezione, ma anche di formazione, sviluppo e organizzazione.
Nel tempo libero viaggio il più possibile e fotografo la mia gatta, oltre a essere appassionata di automobili, pinguini e serie tv.

Potete trovare Chiara anche su LinkedIn: questo è il suo profilo.

Share this

Elisa

Taciturna ma non asociale, astemia se non si tratta di spritz. Leggo principalmente autori morti ma non è una regola. Mi occupo di comunicazione dal 2010, pur avendo ancora un'agenda cartacea e l'abitudine vintage di prendere appunti sui fogli sparsi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *